Il Communiqué di Shanghai nel contesto di “Nixon in China”

Estratto da Freckleton Sturla, “Nixon in China: Un’analisi dei personaggi, dei temi, e dei simboli impiegati nell’opera”.
Relatore Tesi Prof. Ida Terracciano, Relatore Progetto Prof. Paola Parisi.
Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, Dipartimento di Arti Visive, Corso di Grafica. Anno Accademico 2018/2019

Marzo 2019

Nixon

Ma parliamo ora di Taiwan,
Il Vietnam e i suoi problemi,
Il Giappone –


Mao

Parlatene con il Premier.
Io mi occupo di filosofia.

In Atto I Scena II viene messo in evidenza il coinvolgimento degli Stati Uniti fossero coinvolti economicamente e militarmente in altri paesi, mentre la Cina tendeva a mantenere un approccio isolazionista. Detto questo, la Cina sorvegliava la scena politica che la circondava, interessandosi in particolare alla questione di Taiwan, nemico cinese in contatto con gli americani, e alla guerra in Vietnam, un paese che tendeva sempre più al comunismo, una direzione per cui la Cina aveva ovviamente simpatia. Taiwan, tuttavia, era occupata in parte dalle truppe degli Stati Uniti, le quali erano incaricate di contenere una tale minaccia ideologica110.

Taiwan era usata come bastione dal Kuomintang (KMT), che vi si era ritirato nel 1949 quando la terraferma era caduta in mano ai comunisti cinesi. Gli Stati Uniti avevano mantenuto sull’isola una presenza militare molto forte, aiutando il KMT a contrastare i comunisti e sostenendo gli sforzi di Taiwan di riconquistare la terraferma attraverso la marina militare che era stabilita sullo stretto di Taiwan. Questo era percepito dalla Cina come un’interferenza negli affari interni che impediva la completa unificazione del paese.

Di fatto, la questione di Taiwan non era la più importante tra quelle che dovevano affrontare i due paesi durante il vertice del 1972. Non è detto, tuttavia, che il vertice avrebbe avuto luogo se non avesse rappresentato un’occasione per risolvere tale conflitto. Alla fine della visita non si riuscì a raggiungere un accordo a riguardo, e ciascun paese presentò la propria posizione a riguardo in un documento noto come il Communiqué di Shanghai. Questo rappresenta il solo risultato formale degli incontri, e un importante sviluppo dei rapporti tra i due paesi. Se Mao sembrò accantonare ogni discussione a riguardo durante l’incontro con Nixon, di fatto delineò il Communiqué, come si rese conto Kissinger studiando le trascrizioni del colloquio. Per ogni paragrafo della parte del Communiqué compilata dalla Cina compariva una frase tratta dalla conversazione Mao-Nixon. Gli Stati Uniti dichiararono che avrebbero ritirato le forze americane da Taiwan man mano che le tensioni sarebbero diminuite. Il linguaggio usato nel documento dovette essere molto cauto, e gli americani si riallacciarono al fatto che sia il Partito Comunista Cinese (PCC) che il Kuomintang (il Partito Nazionalista Cinese) considerassero Taiwan come parte della Cina, per affermare che si volesse lasciare la risoluzione della questione di sovranità ai “cinesi”, così da non fare un affronto a nessuna delle due parti. Inoltre, tale ritirata graduale in funzione di una riduzione delle tensioni sul territorio lasciava intendere che un attacco della Cina contro Taiwan avrebbe comportato la rottura del nuovo rapporto con gli Stati Uniti.

Quanto alla guerra nell’Asia sud-orientale, la Cina riaffermò il proprio sostegno nei confronti delle “popolazioni del Vietnam, del Laos, della Cambogia”, e dei Viet Cong. Nonostante le aspettative circa l’immediata risoluzione del conflitto dopo le trattative del summit furono deluse, i giornalisti più scettici ammisero a distanza di anni che la visita di Nixon in Cina e la visita in Unione Sovietica che seguì aiutarono a porre fine alla guerra in Vietnam. Questo non era allora così apparente, ma è ora riconosciuto che le discussioni di Nixon a Pechino e a Mosca incoraggiarono i cinesi e i russi a spingere il governo di Hanoi ad aprire negoziazioni. È certo che il viaggio in Cina abbia fatto la storia, ma suoi effetti vennero a palesarsi solo a distanza di anni. Un lettore contemporaneo potrà forse meglio apprezzare “ciò che è stato fatto”, collocando il summit all’interno del contesto storico e delle dinamiche e degli eventi che hanno avuto luogo in virtù di esso.

  • AITKEN, Jonathan. “Nixon: A Life”, Regnery, Washington, D.C., 1993, p. 432.
  • HOLDRIDGE, John H. “Crossing the Divide: An Insider’s Account of Normalization of U.S. – China Relations”, Rowman & Littlefield, Lanham, Maryland, 1997, pp. 7-9, 89
  • ISAACSON, Walter. “Kissinger: A Biography”, Simon & Schuster, New York, 1992, p. 402.
  • JOHNSON, Timothy A. “John Adams’s Nixon in China: Musical Analysis, Historical and Political Perspectives”, Farnham and Burlington, Vt, Ashgate, 2001. pp. 158-162.
  • KALB, Marvin, e KALB, Bernard. “Kissinger”, Little, Brown, Boston, Massachussetts, 1974, p. 271.
  • OSBORNE, John. “The Fourth Year of the Nixon Watch”, Liveright, New York, (1972) ristampa 1973, p. 33.
  • VOORHIS, Jerry. “The Strange Case of Richard Milhous Nixon”, Paul S. Eriksson, New York, 1972, p. 248.

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