Il Wei-ch’i e Poker come metafore militari in “Nixon in China”

Estratto da Freckleton Sturla, “Nixon in China: Un’analisi dei personaggi, dei temi, e dei simboli impiegati nell’opera”.
Relatore Tesi Prof. Ida Terracciano, Relatore Progetto Prof. Paola Parisi.
Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, Dipartimento di Arti Visive, Corso di Grafica. Anno Accademico 2018/2019

Marzo 2019


Pat

Mi dicevi che vincevi a poker.


Nixon

Proprio così.
Avevo un sistema infallibile. Capii
Molte cose sul genere umano. Parla piano
E non rivelare agli altri la tua mano
Divenne il mio motto fidato.

Mao Tse-tung vedeva la guerra come un proseguimento della politica, una linea di pensiero tratta da Lenin, a cui aggiunge che “la guerra è la politica dello sterminio e la politica è la guerra senza sterminio”.
Secondo Mao la vita di un individuo doveva essere interpretata come una serie di incontri o di transazioni, equiparabile alla guerra. Il suo approccio è spiegato da lui stesso paragonandolo al gioco di wei-ch’i (meglio noto nel suo equivalente giapponese del “go”).

Il wei-ch’i è un gioco di strategia, in cui due giocatori collocano pietre nere e bianche sulle intersezioni di una griglia. Le mosse sono note a entrambi i giocatori, e ogni gioco si svolge su un territorio limitato. A differenza degli scacchi, la vittoria non viene ottenuta con la cattura di una singola figura centrale, ma occupando o conquistando la maggior quantità di territorio, ed evitando, come in un conflitto a guerriglia, di concentrare troppo potere in una sola area.

Dal 1937 al 1945, durante la guerra sino-giapponese, la prima mossa da parte di Mao Tse-tung fu quella di
diffondere idee comuniste nelle campagne così da assicurarsi il sostegno delle masse rurali. Isolò poi le “pietre” giapponesi con atti di sabotaggio e creando zone di guerriglia all’interno delle aree occupate dalle forze nemiche, arrivando così a controllare la maggior parte del territorio.
La strategia, in generale, sembra essere quella di evitare di concentrare i propri sforzi in una sola area, ma di consolidare indirettamente piccole vittorie. Un approccio poco comune in Occidente, spiegherebbe il lungo impegno degli Stati Uniti in Vietnam, ritenendola un’area più importante di quanto lo fosse davvero rispetto al resto del campo da gioco.

Il doppio occidentale del wei-ch’i è il poker, che invece è un gioco basato sull’utilizzo d’informazioni incomplete o inaffidabili. Richiede che vengano fatte delle decisioni in condizioni incerte, per cui è necessario saper valutare e gestire il rischio a cui si va incontro con certe scelte. Nel gioco del poker, inoltre, si ha necessariamente una situazione di stress in cui i giocatori devono celare o rendere dubbi i propri punti di forza e le proprie debolezze agli occhi dell’avversario, e devono tenere conto del fatto che questo si sta comportando nello stesso modo.

I fattori comuni al poker e ad un conflitto armato sono la situazione nello spazio dell’attività (guerra – aree del conflitto, poker – tavolo da gioco) e la posizione, la quantità, e la qualità delle risorse e della leadership degli avversari.
Si può inoltre distinguere una vittoria strategica (la vittoria di un torneo di poker/la vittoria nel contesto di una operazione o una campagna militare) da una vittoria tattica (la vittoria di un giro di poker/la vittoria di una battaglia).

Richard Nixon giocò spesso a poker durante gli anni in marina, e quel che guadagnò al tavolo sarebbe servito a finanziare la propria prima campagna politica. Sembra che ci sia più documentazione sulle partite di poker di Nixon che su qualsiasi altro aspetto della propria esperienza in guerra. Diventò la sua passione, la sua difesa contro la noia, e aprì una porta al cameratismo che amava ma che normalmente evitava. Nelle sue memorie, Nixon racconta che, in quanto quacchero, a Whittier qualsiasi gioco d’azzardo era fuori questione, ma che la pressione della guerra e la monotonia lo rese un passatempo irresistibile. Dice a riguardo che “trovò che giocare a poker fosse un gioco istruttivo, oltre che divertente e profittevole”.

Le grandi figure militari sono spesso descritte come grandi giocatori di poker perché le capacità necessarie nel poker sono le stesse richieste sul campo di battaglia: sfrontatezza, calma, e l’abilità di bluffare. Questo renderebbe il poker un modo per preparare una persona all’azione in una situazione di crisi. Le crisi, “improvvisi e a volte estremi cambiamenti nella condizione di un’organizzazione”, esistono in qualsiasi organizzazione, non soltanto in ambito militare.

Il libro di Nixon, Six Crises, espone un programma politico e a modo suo filosofico sui requisiti di un grande leader. Non è un libro che tratta di grandi uomini ma di grandi eventi, e di come gli uomini abbiano risposto a questi. Il libro parla di come Nixon avesse risposto a sei situazioni di crisi durante la propria carriera, che fu seriamente minacciata dalla sconfitta che subì durante le elezioni presidenziali del ’60 contro John F. Kennedy; questa è l’ultima delle crisi trattate nel libro.

Le crisi descritte da Nixon nel libro sono di natura molto diversa da quelle affrontate da Mao, essendo situazioni in cui aveva rischiato la carriera e la propria reputazione piuttosto che la vita. Tuttavia, la fiducia in sé stessi in una situazione di crisi, il sangue freddo, il coraggio, l’esperienza, che Nixon elenca come requisiti necessari a queste circostanze, corrispondono a quelli dell’approccio di Mao, il quale aveva fatto affidamento sulla preparazione e risolutezza, anche di fronte alla paura, per superare qualsiasi ostacolo, portandolo alla vittoria in battaglia. A tal proposito, Nixon aveva spesso sottolineato come la parola cinese per “crisi” sia composta da due elementi significanti “pericolo” e “opportunità”, sottolineando le possibilità di perdita o guadagno non dissimile dalla filosofia di transazioni descritta da Mao.

  • MAO, Tse-tung. “Little Red Book”, 2° ed., Foreign Language Press (PFLP), Peking, 1968, pp. 58-9.
  • REINHOLD, Robert. “Maoist Strategy Likened To Complex Game of Go”, The New York Times, 6 marzo 1971.
  • PENA, L. “Probabilities and Simulations in Poker”, Alberta University, 1999, p. 6.
  • HARRINGTON, D. “Harrington on Hold’em: Expert Strategy For No-Limit Tournaments”, Volume I, Strategic Play, Two Plus Two Publishing, Las Vegas, 2007.
  • PAAS, Evert. “Applying poker strategies, tactics and rapid decision making methods to military decision making on the tactical level”, Conference, European Conference on Information Warfare and Security, At Braga, Portugal, vol. 8, 2009, p. 5.
  • HACKWORTH, David H. “About Face”, Simon & Schuster, New York, 1989, p. 127.
  • MCMANUS, James. “The Poker of War: How Military Strategy Was Born At The Gaming Tables”, The Boston Globe, 30 marzo, 2003.
  • BRODIE, Fawn N. “Richard Nixon: The Shaping of His Character”, W. W. Norton, New York, 1981, p. 160.
  • NIXON, Richard M. “RN: The Memoirs of Richard Nixon”, New York, Grosset & Dunlap, New York, TouchStone, (1975) reprint 1990, p. 29.
  • SCHOENBERG, Allan L. “What it Means to Lead During a Crisis: An Exploratory Examination of Crisis Leadership,” diss., Syracuse University, 2004, p. 10.
  • NIXON, Richard M. “Six Crises”, Doubleday, Garden City, New York, 1962, xiv.
  • JOHNSON, Timothy A. “John Adams’s Nixon in China: Musical Analysis, Historical and Political Perspectives”, Farnham and Burlington, Vt, Ashgate, 2001, p. 221 p. 54, location 1309 of 5742.

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